tipologia: Full-Length
anno: 1997
label: Invasion Rec.
durata: 56:07
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Parlare di un gruppo che ha dato tanto alla scena e che ha contribuito al consolidamento di un genere può sembrare facile, ma quando si parla dei Mithotyn entrano in ballo elementi che rendono il tutto più complesso e sentito. Ormai dei Mithotyn bisogna parlare al passato, come per un eroe caduto ma delle cui gesta si continuerà a parlare all'infinito. Dopo diversi demo, nel '97 viene forgiato dalle fucine di casa Mithotyn un Full-Lenght che, per mia umile ammissione, ha di diritto il podio tra i lavori dell'intero sceniario Viking estremo. Ovviamente si parla di In the Sign of the Ravens, nel segno dei corvi, un'album che a mio avviso non deficita di nulla: epicità fuori dal comune, potenza devastante ed una cadenza ritmica ipnotizzante. Il viaggio comincia con Upon Raging Waves che ci accomagna, adagiati sul mare, verso le ricche sonorità Mithotyn: rullo di tamburo, chitarra martellante e voce prolungata in uno screaming che entra fino nelle ossa, il tutto narrante la partenza marina dei nostri amati pirati nordici, tra richiami agli dei e sguardi malinconici alle terre lasciate dietro. In the Sing of the Ravens ci porta ad assaporare in ugual maniera il gusto della vita e della morte, della nascita e della caduta sotto i vigili occhi degli osservatori extraterreni. Il tutto parte velocissimo con grave e maligno scream e batteria impazzita per poi rallentare in riff che rimangono come marchio indelebile per qualunque buon ascoltatore di puro e sano Viking. Si aggiungono alla battaglia cori di stampo innico accompagnati, con sfuriate di scream, chitarra e batteria che rendono questo pezzo versatile ed unico. Shadows of the Past ha inizio con una breve accenno di tastiera che subito lascia spazio a riff di chitarra incalzanti come in una folle corsa tra nordiche valli incontaminate: si parte e si rallenta sempre sotto la supervisione del profondo scream e dei cori maschili, un pezzo dalla cadenza pesante e riflessiva. Tutta la traccia è un'inno alla memoria, tanto cara ai Mithotyn, dei tempi e delle terre che furono, un malinconico ma fiero sguardo al passato. Passiamo quindi alla traccia che segna il forte attaccamento dei Mithotyn a sonorità rimembre di melodie Folk: la strumentale Lost in the Mist è un pezzo dalla forte aria medievale scortato da flauti, chitarra acustica, bassi, chitarra elettrica, cori e tastiere che rende il tutto più "misticamente" evocativo. La prossima traccia è la forte Embraced by Frost che ci porta all'avanzata dell'inverno nelle terre dei Mithotyn dove tutto si ferma: la traccia è tipicamente Mithotyn con i suoi riffs furiosi e lo scream alto ed echeggiante con tastiere lontane e quasi impercettibili come il vento. In the Forest of Moonlight racchiude emblematicamente gli sforzi dei combo svedese: è forse la canzone più orecchiabile dell'intero album racchiudendone al meglio tutti gli elementi. Adesso un pezzo che mi è particolarmente a cuore, Tills Dagen Gryg: immaginatevi di finire seduti su di una panca di fortuna (magari un tronco caduto) alla luce di un alto fuoco e con in mano un rozzo boccale metallico di qualsivoglia distillato antico...esatto! Questo breve pezzo ci intrattiene nella maniera più tradizionale: voce potente e pulita, strumenti quasi assenti come se ci trovassimo di fronte un soffocato pezzo di vintersorghiana memoria, il tutto cantato in svedese. E' il momento della complessa e spettacolare Stories Carved in Stone, lode all'antica arte riscontrabile nelle pietre runiche sparse per tutta la Scandinavia: è un pezzo ricchissimo dove si va aggiungendo, oltre a tutto il compendio già analizzato, anche dei momenti in un profondo e cavernoso growl. Runes...everlasting, History...evertelling. Freezing Storms of Snow è una gelida passeggiata tra le foreste innevate che riesce a mantenere l'album ancora potente e caldo e che ci porta verso la commovente e appagante Where my Spirit Forever Shall Be introdotta da un maliconico organo che velocemente lascia la scena a favore di una devastante potenza per poi ricomparire e svanire nuovamente, il tutto per aggiungere ancor più epicità all'intero album, già traboccante. Siamo giunti al termine con Let Thy Ale Swing, pezzo strumentale di medieval memoria tra trombe, flauti ed accennati mungiga, il tutto a ricordare di brindare in onore di questo diamante eterno che risponde al nome di Mithotyn. |