tipologia: Full-Length
anno: 2008
label: Nuclear Blast
durata: 80:35
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valutazione: |
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Era il 2005 quando, dalle fredde lande germaniche, venne dato alla luce quel Turis Fratyr, vero e proprio fulmine a ciel sereno che riuscì nella non semplice impresa di proiettare i "padri" Equilibrium verso quell'Olimpo Folk/Viking sempre più affollato e colmo di sonorità dal chiaro sapore di "già sentito". Alla base di quel lavoro vi erano tracce massicce e corpose, con un cantato scream che sembrava quasi infrangersi contro la dolcezza delle linee melodiche prodotte da tastiere e strumenti folk. Dopo tre anni e un contratto fresco fresco con la Nuclear Blast, ecco che i cinque bavaresi tornano a deliziare le nostre orecchie con questo Sagas, plot che sembra quasi ricalcare i medesimi dettami che avevano fatto la fortuna del precedente album. Le varie songs, infatti, nonostante appaiano anche in questo frangente massicce e potenti, sono attraversate da una vena melodica, da un refrain trascinante che, come linfa ispiratrice, sembra quasi fungere da fondamenta per l'intera struttura. Il sound generale appare ricco e magniloquente dove, ad un muro fatto di chitarre e sezione ritmica (con tanto di cavalcate dal chiaro sentore Power/Epic), si contrappone un'aura di epicità tale da sfiorare lidi prettamente sinfonici. Rispetto al passato la componente folk sembra ancor più preziosa e variegata: l'utilizzo delle tastiere è sempre vivo e presente, ma è l'apporto di strumenti quali flauti, archi e accordion a fare veramente la differenza. La trama folk così creata sembra infatti avvolgere completamente le varie canzoni come un'unica aura omogenea e non più come mero surplus distante e distaccato; un'aura dai connotati ancestrali e tribali, dal sapore antico, che pare quasi trasportarci verso terre lontane e dimenticate. L'apporto degli strumenti a fiato in particolar modo sembra quasi trasmetterci immagini particolari, fotogrammi di antiche foreste tropicali e sperduti villaggi andini che già l'allora Shingo Murata ci aveva donato come piccolo ma saporito antipasto. Rispetto al precedente album, infatti, è proprio questa maggior cura e maturità stilistica nel miscelare i medesimi ingredienti a rappresentare il vero punto di forza di Sagas: le varie tracce appaiono più ragionate ed omogenee, prive di quei cali di tensione e pause più o meno monotone che avevano invece caratterizzato i 13 capitoli di Turis Fratyr; tracce come la splendida Unbesiegt con quel suo accattivante intro, o l'irresistibile Heimwärts che ci colpisce fulminea e diretta catturandoci all'istante, per non parlare degli oltre 16 minuti di quella Mana, epilogo strumentale dalla bellezza estasiante capace di elevare l'intero plot a livelli quasi da vera e propria colonna sonora (non casuale quindi la presenza - come ospite - di un certo Ulrich Herkenhoff, flautista de Il Signore degli Anelli). Insomma, concludendo, questo Sagas è un album completo, ricco e vario, la cui bellezza va assaporata ad ogni nuovo ascolto e dove ogni nuovo ascolto ci regala inedite e variegate sfumature. Magari in alcuni frangenti potrà risultare un po' "ruffianotto", non lo metto in dubbio, ma nel complesso non può non essere considerato come uno dei migliori lavori Folk/Viking di questo 2008 musicale. |