tipologia: Full-Length
anno: 2003
label: Napalm Rec.
durata: 40:00
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valutazione: |
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Trovarsi davanti un Full-Lenght come Ok Nefna Tysvar Ty è davvero complesso, non per la sua complessa integrità o per la sua vena innovativa, ma soprattutto per quello che riesce a trasmettere e "tramandare" all'ascoltatore, una massiccia dose di maestosità e magia apprezzabile pienamente solo da chi ritiene la musica mezzo principale per tali materie. Si rischia altrimenti di vedere il lavoro di Falkenbach con un'ottica decisamente inferiore alla considerazione che merita. Siamo al cospetto di un magistrale pezzo di emozionante musica potente, atmosferica, energizzante e commovente. I testi hanno dalla loro uno studio unico ed appassionato, che spesso lascia a desiderare all'interno della scena Pagan, ed intraprendono strade mitologiche e lontane. Si parte con la cavalcata di Vanadis, scaldico inno alla divina Freyja che intermezza voce pulita con parti in scream potente ed evocativo. Successivamente si passa ad un'approccio più terreno cone ...As Long As Winds Will Blow... che affronta la forte tematica della natura selvaggia e protettiva dell'animo umano, espresso nella voglia di emergere e combattere per qualcosa che si sente proprio, accompagnato da forti e cedevoli passaggi di chitarra acustica sempre sotto la supervisione dei potenti tamburi; ricadiamo poi o meglio risaliamo verso Aduatuza rimembranza di ciò che potremmo definire come una visione dell'extraterreno Valhalla, il tutto affrontato inizialmente con il crescente rumore di una tempestosa cavalcata che non abbandonerà mai il pezzo, sempre carico. E' tempo adesso di riposarsi sotto l'ombra della grande quercia di Donar (il norreno Thor), Donar's Oak, ed ascoltare i racconti del vecchio saggio che ci porta a ricordare i vecchi detti di Grimnir (Grímnismál) sotto la teatralità della lingua con cui sono stati concepiti (islandese), accompagnati sempre da naturalistici effetti "a fiato". E' adesso il momento della lenta e malinconica ... The Ardent Awaited Land, racconto della caduta e del costante avvicinarsi della morte preceduta dall'incessante volo degli occhi di Odino e dalla sempre più vicina dorata aura delle vergini guerriere: il pezzo è ricco e appagante grazie alla trstezza rilasciata dalla chitarra acustica e da una percussione maliconica, il tutto accompagnato da una voce cadente e quasi impercettibile. Homeward Shore è la semplicità e nel tempo stesso la complessità che si affronta in un viaggio di ritorno verso ciò che si chiama casa ed il lanciarsi nelle mani delle forze che possono aiutarci a compiere più velocemente il nostro cammino, tutto è contornato da un'aura innica e marziale con chitarre possenti e percussioni che ricordano il mare che s'ingrossa. Il viaggio giunge al termine e l'ultima canzone ormai ci accompagna verso l'uscita del "Mondo Falkenbach", Farewell ci scorta con potenza e velocità verso gli ultimi grandi saloni che un guerriero può desiderar vedere, è tutto una preghiera paterna dedita ad accogliere e scortare lo spirito del proprio figlio nelle sale dorate: è insieme a Vanadis il pezzo più complesso e mutevole dell'intero album, racchiude l'intero repertorio melodico di Ok Nefna Tysvar Ty...difficile immaginare un finale migliore per questo masterpiece. Il genio di Vratyas Vakyas e di tutti gli ospiti del suo progetto ha prodotto un disco che personalmente ritengo difficile da eguagliare se non da Falkenbach stesso. |