tipologia: Full-Length
anno: 2008
label: Nuclear Blast
durata: 70:52
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valutazione: |
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Per la serie..."battere il ferro finchè è caldo"! Deve essere sicuramente questa la filosofia di vita del sestetto di Lahti, quei Korpiklaani che sembrano sfornare album in quantità industriale e che - da 4-5 anni a questa parte, puntuali come il raffreddore in pieno inverno - ci deliziano con nuove proposte musicali. Un simile trend creativo farebbe ovviamente la felicità di ogni fan che si rispetti, ma è altresì vero che una tale frequenza e rapidità potrebbe far nascere una certa monotonia di fondo e creare quell'effetto di "minestra riscaldata" che - diciamocelo chiaramente - non si addice minimamente alla genuinità e alla spensieratezza di Jonne e soci. In realtà, seppur in maniera lenta ed oscura, il sound dei nostri ha subìto continue metamorfosi a partire dal primissimo Spirit of the Forest fino all'ultimo Tervaskanto, a tal punto che questo Korven Kuningas sembra quasi rappresentarne un'ovvia e naturale evoluzione. Un primo indizio è dato dalle liriche, sempre più vicine alla lingua madre finnica e sempre più distanti da quell'inglese che, di fatto, aveva sancito la fine dei primordiali Shaman a favore degli odierni Korpiklaani. Altro tassello di questo particolare mosaico è rappresentato poi da una maggior spiritualità che si respira per l'intero plot e che trova il suo culmine in alcune linee vocali, fraseggi che si ergono alla natura come canti sciamanici e che portano la band a prendere maggiormente le distanze dal classico connubio "birra & caciara". Eh, già...perchè rispetto al passato c'è molto più spazio per atmosfere crepuscolari e riflessive, e canzoni come Suden Joiku o la semi-ballad Gods on Fire ne sono una più che lampante testimonianza. Per il resto, l'album ci offre diversi spunti di interesse risultando particolarmente ricco e vario: Tapporauta e Runamoine, ad esempio, ci mostrano il lato forse più veloce e duro del "Clan della Foresta", mentre Kipumylly e Syntykoski Syömmehessäin tendono a sprigionare sensazioni più tribali ed ancestrali...senza dimenticare ovviamente la Pellonpekko della situazione, in questo caso rappresentata dalla danzereccia Shall we Take a Turn?. Insomma, questo Korven Kuningas se da una parte suona esattamente come ci aspetteremmo da un lavoro targato Korpiklaani, dall'altra tenta anche di darci qualcosa in più, di esplorare cioè altri lidi e soluzioni rimanendo comunque fedele all'ormai consolidato (ed efficace vedendo i consensi fin qui ottenuti) marchio di fabbrica. |